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Private Military Security Companies


Con una attenta e precisa normativa, l’Italia ha solo da guadagnare dalla regolamentazione delle compagnie militari private

Lo scorso 21 Marzo 2017, a Montecitorio, si è tenuto un convegno sulle cosiddette “Compagnie militari private”,
organizzato dalla fondazione ICSA (Intelligence Culture and Strategic Analysis), presieduta dal Gen. Tricarico.

Gli interventi degli esperti del settore, rivolti in special modo alla parte politica rappresentata dal Sen. Latorre, hanno cercato di stimolare il dibattito parlamentare circa l’adeguamento della legislazione italiana alla tematica “Contractors”, figura troppo spesso assimilata erroneamente a quella del mercenario.

Le companies all’estero

All’estero vengono chiamate “Private Military Security Companies”, società di natura privata che offrono servizi specialistici legati strettamente all’ambito militare ed a quello della sicurezza, equivalenti alle funzioni tradizionalmente svolte dallo Stato.

Le prestazioni suddette riguardano le operazioni di combattimento, la pianificazione strategica, la raccolta di informazioni, il supporto logistico e operativo, la formazione, l’approvvigionamento, servizi scorta.

Nate in seguito alle politiche di outsourcing che hanno coinvolto i maggiori stati occidentali a partire dagli anni ’80; diffuse, invece, in modo capillare con l’avvento dei conflitti a bassa intensità e delle guerre asimmetriche.

La situazione in Italia

In Italia è in vigore la L. n° 210/1995 che ha ratificato la Convenzione dell’ONU contro il reclutamento, l’utilizzo, il finanziamento e l’addestramento dei mercenari. Nel Codice penale, invece, sono presenti gli artt. 244 e 288 che prevedono pene severe per chi svolge attività mercenarie nei conflitti armati.

Ma il problema sorge poiché la tematica in esame esula dal cosiddetto “mercenarismo”.

Pertanto nel caso di specie, risulta applicabile la normativa riguardante gli istituti di vigilanza e investigazione privata, disciplinata dal capo VI del vetusto Testo Unico Leggi di Pubblica Sicurezza del 1931.

Ebbene, se è vero che la tutela degli interessi nazionali sia prerogativa dello Stato, è anche vero che oramai la sicurezza non può più essere totalmente affidata allo stesso, a causa della crisi economica che incide sui bilanci pubblici e di un mercato globale sempre più concorrenziale.

Le Forze Armate italiane

Non è da sottovalutare, inoltre, l’impatto dirompente che può avere l’impiego delle Forze Armate all’estero, sull’opinione pubblica da un lato, sul piano diplomatico, politico e giuridico dall’altro.

Al riguardo, esempi eclatanti sono rappresentati dall’intervento militare italiano a difesa della ristrutturazione della diga di Mosul in Iraq, dell’ospedale da campo a Misurata in Libia, e delle navi mercantili in chiave antipirateria. O anche dell’addestramento dei peshmerga curdi.

Ed invero, prima della caduta di Gheddafi, operavano stabilmente in Libia circa 200 aziende italiane, ora solo l’ENI.

Il motivo è che l’Ente Nazionale Idrocarburi ha una struttura in grado di assicurare protezione ai suoi dipendenti ed ai suoi impianti tramite una società inglese di sicurezza, mentre le altre aziende, di cui qualcuna ha anche tentato di autoproteggersi in questo modo, sono state costrette a rinunciare.

Anche le navi mercantili italiane, dopo il rifiuto della Marina Militare a fornire propri fucilieri a seguito del caso tragicomico dei due marò, sono state costrette ad affidare la propria sicurezza a compagnie militari private straniere.

I rischi relativi all’integrità dei segreti industriali, politici, diplomatici ma anche alla libertà della concorrenza e del mercato, sono di tutta evidenza. Permettere ad operatori stranieri, appartenenti a Paesi con interessi geopolitici diametralmente opposti a quelli dell’Italia, di operare nei nostri asset strategici industriali, è pura follia.

Gli interventi futuri

L’Italia necessita, quindi, di una legislazione chiara e precisa in tema di Compagnie militari private, volta a tutelare non solo l’operatività e la competitività delle proprie aziende, ma anche a non sprecare quell’expertise propria di migliaia di giovani volontari in ferma prefissata nelle Forze Armate (VFP1 e VFP4)

Ci si auspica, quindi, che il Parlamento intervenga il prima possibile ad aggiornare la legislazione in esame, ferma al TULPS del 1931, con l’obiettivo non di privatizzare, bensì di esternalizzare la sicurezza, adeguando, così, il nostro sistema a quello già in vigore in USA, Russia, India e in molti Paesi europei.

Articolo pubblicato da

Dott. Fabrizio Salvi
Redattore

Fabrizio Salvi si è laureato in Giurisprudenza alla Federico II di Napoli.

E’ abilitato alla professione di Avvocato.

Si è specializzato in “Intelligence e Sicurezza Nazionale” presso la Cesare Alfieri di Firenze.

Ha completato un master presso la Luiss di Roma in “Gestione delle Risorse Umane.

Ha completato un master di II livello in “Relazioni Internazionali e Studi Strategici”.

E’ Autore del romanzo “Mykonos – L’ultimo viaggio della generazione perduta”, presentato presso la sede ADG il 31 luglio 2017.

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